Rapporto Gallup 2024
Il rapporto “State of the Global Workplace 2024” di Gallup, la più autorevole agenzia di analisi delle tendenze sociali, parla chiaro: il disagio legato al lavoro riguarda l’Italia come il resto del mondo. Il 41% dei dipendenti nel mondo è stressato e il 20% sperimenta un senso di solitudine quotidiano. Una sensazione più forte per chi lavora completamente da remoto e per chi ha meno di 35 anni.
Il lavoro è sempre stato un abilitatore di relazioni sociali: non solo chi lavora si sente meno solo (20%) rispetto a chi non ha un lavoro (32%), ma chi da quel lavoro è coinvolto afferma di avere anche una vita complessivamente più felice. Questi dati dimostrano che il benessere lavorativo passa necessariamente attraverso la qualità delle relazioni che si costruiscono all’interno dell’organizzazione: il clima aziendale fa la differenza.
Il modo in cui sono gestite le aziende incide notevolmente sullo stato emotivo dei singoli lavoratori.
Chi lavora in realtà con cattive pratiche gestionali ha quasi il 60% in più di probabilità di essere stressato rispetto a chi lavora in ambienti che mettono le persone al centro.
La risposta a questa crisi non può essere un semplice aggiustamento delle vecchie modalità gerarchiche, ma richiede l’introduzione di una governance collaborativa che trasformi il modo in cui le decisioni vengono prese e condivise.
Le aziende in cui i team si sentono più gratificati si distinguono per obiettivi trasparenti, feedback regolari, rispetto e comprensione reciproci: tutti elementi che nascono da relazioni autentiche e da una responsabilizzazione diffusa.
Quando le persone vivono meglio sul lavoro grazie a un clima aziendale positivo, aumentano di conseguenza produttività e profittabilità delle imprese, a fronte di una riduzione dell’assenteismo.
Viceversa, Gallup stima che il basso impegno delle persone sul lavoro costi all’economia globale 8.900 miliardi di dollari, pari al 9% del Pil mondiale.
La sfida a cui sono chiamati i manager richiede un cambio di paradigma profondo.
Secondo la ricerca, proprio i dirigenti sperimentano livelli più elevati di emozioni negative rispetto al resto della popolazione aziendale, segno che anche loro soffrono di modelli gestionali ormai obsoleti.
Introdurre la governance collaborativa significa creare strutture in cui ogni persona si sente parte attiva delle decisioni, motivata da obiettivi condivisi e responsabilizzata nel contribuire al successo comune.
Questo approccio non solo alleggerisce il carico sui manager, ma distribuisce la leadership in modo più equo, creando un senso di appartenenza e coinvolgimento che riduce stress e solitudine.
In un contesto lavorativo in forte cambiamento, in cui l’arrivo di tecnologie come l’intelligenza artificiale generativa espone buona parte della popolazione aziendale a precarietà e senso di inadeguatezza, un clima aziendale basato sulla fiducia reciproca e sulla collaborazione diventa ancora più cruciale per affrontare insieme le trasformazioni.
Sono soprattutto le nuove generazioni a mostrare in maniera più accentuata i segnali di malessere.
Subiscono al contempo sia lo sfaldamento dei modelli tradizionali legati all’evoluzione delle carriere sia la perdita delle relazioni sociali. Il tutto mentre molte aziende sembrano non accorgersi della profondità del disagio provato e rispondono richiamando semplicemente i propri dipendenti in presenza.
La vera soluzione non sta nel dove si lavora, ma nel come si lavora insieme. I giovani cercano ambienti in cui sentirsi ascoltati, dove il loro contributo sia valorizzato e dove possano crescere attraverso relazioni di mentorship autentiche e collaborazione tra pari.
La governance collaborativa risponde esattamente a questa esigenza, creando spazi in cui ogni voce conta e dove la motivazione nasce dalla partecipazione attiva alla vita aziendale.
Come conferma una recente ricerca della Oxford University, vi sono poche prove a sostegno di eventuali benefici di singoli interventi per il wellbeing. Non bastano app per la mindfulness o tappetini da yoga.
Concentrarsi su azioni spot, molto suggestive da raccontare ma poco autentiche, potrebbe generare l’effetto opposto e far aumentare il risentimento sociale.
Ciò che serve è un cambiamento strutturale nel modo in cui le organizzazioni funzionano: costruire relazioni di qualità, migliorare il clima aziendale attraverso pratiche collaborative quotidiane, responsabilizzare ogni persona nel suo ruolo e motivarla attraverso il coinvolgimento reale nelle decisioni che riguardano il suo lavoro. Solo così le aziende potranno trasformare il malessere diffuso in energia positiva, creando ambienti dove le persone non solo lavorano meglio, ma vivono meglio.
